Fondo Fotografico Mario Vidor

Milano: Castelli di vetro- 2015


Biografia

Mario Vidor è nato nel 1948 a Farra di Soligo. Dalle prime esperienze pittoriche negli anni Ottanta, la sua attenzione si è in seguito focalizzata sulla fotografia.
Dal 1982 la sua personale ricerca – partendo dalla lezione dei maggiori maestri dell’immagine di questo secolo – si sviluppa in due direzioni: l’indagine storico-scientifica e il linguaggio creativo.
Alla sua prima pubblicazione “Sulle terre dei Longobardi” (1989), sono seguiti numerosi altri volumi di fotografia, e alcune singolari cartelle foto-litografiche.
A Pontremoli nel settembre del 1992, con il libro “Semplicemente Italia” ha ricevuto il Premio bancarella. Altri premi da menzionare: a Padova per la miglior fotografia veneta (1996) il Premio “Carlo Goldoni”; a Macerata, il Premio “Territorio Odissea 2000″(1998), per il libro “Le torri di Babele”; a Orvieto nel marzo 2002, con il libro “Pagine Bianche”, si è classificato primo nella categoria “Fotografia Creativa”; Garda (VR) nel maggio 2003 ha ricevuto il riconoscimento B.F.I. dalla FIAF, nel nel 2014 il riconoscimento A.F.I. e nel 2018 il riconoscimento I.F.I.
Ha tenuto numerosissime mostre personali (oltre 290) nelle principali città italiane e all’estero in Francia, Germania, U.S.A., Repubblica Popolare Cinese, Croazia, Austria, Slovenia, Canada, Russia. In particolare: Frame O’Rama, New York (USA); Sicof Cultura, Milano (I); Mostra Internazionale della Fotografia, Parigi (F); Samara Art Museum, Samara (RU); Il Diaframma, Milano (I); nei musei croati di Albona, Fiume, Pinguente, Rovigno e Zagabria; Photokina, Colonia (D); Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Pechino (CINA); Associazione Culturale Italo-Tedesca, Venezia (I); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (I); Spazio Olivetti, Venezia (I); Charles Scott Gallery Emilicars Institute of art e design, Vancouver (CA); Museo Wagner, Bayreuth (D); nei musei ucraini di Vinnitsya, Tulchyn, Ladyzhyn; ed a Arles (F) in occasione del Mois de la Photografie Galerie du Crédit Mutuel. Sue opere sono conservate nelle collezioni di musei e gallerie: Diaframma, Milano; Museo Civico di Vittorio Veneto; Fondazione Querini Stampalia, Venezia; Musei croati di Albona, Pinguente, Pisino, Rovigno; Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi; Fondazione Internazionale delle Arti Contemporanee di Pechino, Charles Scott Gallery Emilicars Institute of art e design di Vancouver in Canada, alla Biennale di Brescia, a Mosca, Russia, Savvinskaja Naberezhnaja Gallery, a Samara, Russia, (Samara Art Museum), a Omsk, Russia (Omsk Gallery), alla Biennale di Venezia, al Centro Culturale Candiani di Mestre (VE), a Venezia (Palazzo Zaguri) e a Pechino (Photo Beijing 2018).
Suoi progetti fanno parte della collezione dell’Archivio Fotografico Italiano.

Milano, Castelli di Vetro
Il progetto fotografico di Mario Vidor, incentrato sulle architetture di cristallo della Milano del XXI secolo, nasconde in realtà chiare allegorie sul destino umano e sui cambiamenti epocali, motivi dominanti di tanta letteratura che fa del vetro lo strumento con il quale l’essere veste l’individualità di illusorie alterità, prendendo coscienza della propria finitezza.
Basti pensare alla struggente figura dell’Armida del Tasso che trova nel cristallo lucido e netto il tentativo di superare la propria solitudine contemplando il volto dell’altro, oppure il palazzo di Atlante dove gli uomini inseguono vanamente i loro desideri vagando in spazi labirintici, e ancora l’aria di vetro del Montale così tersa, limpida e secca da sembrare artificiale o inganno consueto che rivela l’apparente realtà delle cose.
I castelli di vetro svelano pertanto dualità e magnificenza, trascendenza e leggerezza, luce e non più cemento, l’avere un tetto e guardare il cielo, magie ma anche contraddizioni.
Da tutto questo inizia il viaggio fotografico dell’autore che, da visionario accorto, rivela il postmoderno catturando personaggi che popolano i luoghi indagati, rendendoli protagonisti inconsapevoli di set cinematografici dinamici.
Una viva plasticità di scene, che si arricchisce di sfumature cromatiche, è l’excursus della Milano di vetro e dei suoi quartieri compresi nel tratto tra Stazione Centrale e Garibaldi per giungere a Rho, punto nevralgico di EXPO 2015, e che accompagna i progetti di riqualificazione urbana ed architettonica del quartiere Isola, meglio conosciuto come Porta Nuova.

(Alfiuccia Musumeci)