Immagini ritrovate, ritrovarsi nelle immagini
Giuseppe Ferrario, un eccellente fotografo di provincia
Quella di Giuseppe Ferrario è una storia comune a tante altre realtà italiane dell’epoca, che hanno segnato un passaggio storico anche per la fotografia. Una preziosa documentazione del costume e della società degli anni ’60, periodo scelto tra le decine di migliaia di negative visionate, che diviene un patrimonio per l’intera collettività.
Ho avuto il piacere di conoscere il fotografo Ferrario, nel suo studio a Samarate (VA), il quale, vuoi per simpatia, vuoi per la sincera passione comune, ha fatto dono di tutto il suo archivio all’Afi.
Matrimoni, battesimi, feste popolari, gare sportive, funerali, incidenti stradali, vecchie abitazioni e cortili, vedute della città, ritratti di cittadini e autorità, sono il corpus centrale della raccolta.
Nella lucida e metodica operosità del puro artigiano, priva di sofismi, emerge un corollario di sentimenti e di frammenti di vita, con accenni esistenziali e sociali, ripresi con uno stile che segue i canoni tradizioni del tempo, in cui la camera oscura rappresentava l’essenza e lo spirito del fotografo.
Leggere il lavoro di Ferrario, è come appropriarsi del suo punto di vista, rallentando il nostro ritmo di osservazione, per aprirsi al passato e alla memoria.
Un mestiere profondamente mutato, oggi commercialmente più frenetico e disinteressato al proprio territorio, e alle peculiarità culturali e sociali da documentare e tramandare.
Poi viene la mentalità digitale, così universalmente diffusa, che ha consegnato nel giro di pochi anni le più nobili e affidabili attrezzature, del recente passato, alla sfera del collezionismo, come fossero reperti archeologici.
Siamo infintamente felici che il materiale sia giunto a noi e di poterlo inserire nel nostro archivio, per studiarlo e catalogarlo, nell’attesa che qualcun altro riscopra, in una soffitta polverosa, come in una trama di un film, un altro scatolone pieno di storie, che sapranno sorprenderci.
Questo testo racconta con grande passione la storia di Giuseppe Ferrario, fotografo che ha documentato la vita quotidiana negli anni ’60 attraverso una varietà di eventi e scene tipiche dell’epoca. La sua opera rappresenta un importante patrimonio storico e sociale, non solo per il valore artistico, ma anche per il legame profondo con il territorio e la comunità. L’archivio che Ferrario ha donato all’Afi offre uno spaccato di una società che, seppur lontana nel tempo, conserva una forte carica emotiva e culturale.
La riflessione sul cambiamento della fotografia, dal mestiere artigianale e meticoloso di Ferrario all’approccio commerciale e frenetico di oggi, è significativa.
Un sentito ringraziamento alla famiglia.
Claudio Argentiero
Una parte del lavoro di Giuseppe Ferrario, relativo agli anni ’60, è stato pubblicato in un catalogo stampato a cura dell’Amministrazione comunale di Samarate negli anni ’90.